La traumatologia nel tiro

L’importanza dell’allenamento fisico per ridurre al minimo le sensazioni di dolore e affaticamento dovute al sovraccarico e al rinculo del fucile.

Durante l’attività sportiva del tiro a volo, vengono utilizzate cartucce a basse energie di rinculo (ER): il limite massimo consentito per le gare varie infatti dai 24 ai 28 grammi, in base al tipo di disciplina praticata. Grazie alle basse ER delle cartucce utilizzate e alle caratteristiche dell’azione tecnica di tiro, la traumatologia risulta tra le più basse (0.02%) rispetto a molti altri sport. Si osserva soprattutto una traumatologia legata al sovrapporsi di patologie degenerative e patologie da sovraccarico, che riguardano le spalle (lesioni della cuffia dei rotatori), i gomiti (epicondiliti ed epitrocleiti), le mani (tendinopatie) e la colonna vertebrale (cervicalgie, cervicobrachialgie, lombalgie e lombosciatalgie – Anedda e Cattani 2013). Per quanto riguarda invece i traumi diretti dovuti al rinculo del fucile, oltre che al sovraccarico per i numerosi colpi sparati, sono in particolare le lesioni della spalla: cedimento da distensione della cuffia dei rotatori, patologia da conflitto sub-acromiale della cuffia dei rotatori, lesioni da distacco traumatico della cuffia dei rotatori, tendinopatia calcifica della spalla e instabilità anteriore e posteriore della spalla (Anderson e Wilk 1998). Mentre a livello del go- mito le lesioni più frequenti risultano: patologia mediale (neuropatia ulnare, epicondilite mediale, lussazione del legamento collaterale ulnare), patologia laterale (epicondilite laterale, osteocondrite dissecante), patologia posteriore (frattura d’olecrano da stress, tendinite del tricipite, gomito valgo da sovra distensione) – (Puddu, Giombini e Selvanetti 2000). Partendo da questo presupposto, è possibile ipotizzare che lo sport del tiro a volo non risulta essere di carattere traumatico, però il numero elevato di colpi sparati e la lunga durata della gara possono portare l’atleta a percepire sensazioni di dolore e affaticamento, specialmente nella zona anatomica del corpo che entra in contatto diretto o si oppone al rinculo del fucile durante lo sparo. Di conseguenza, queste percezioni più o meno elevate potrebbero incidere negativamente sull’esito della prestazione (Monzoni 2018). Per evitare, o semplicemente diminuire al minimo, queste patologie o percezioni di affaticamento e dolore, risulta di fondamentale importanza la preparazione fisica. Difatti, proprio grazie ad una specifica programmazione dell’allenamento annuale realizzata da un esperto del settore, il tiratore sportivo preparerà il corpo per affrontare la moltitudine di colpi che andrà a sparare durante il periodo di allenamenti e gare.


BIBLIOGRAFIA:

  • J, R. AndeRson e K, e. WilK. 1998. “La spalla dell’atleta”, Roma, Antonio Delfino Edizioni.
  • A. AneddA e M. Cattani. 2013. “Tiro a volo”, Med. Sport. 66 (3): 431-438.
  • R. Monzoni. 2018. “Procedure sperimentali per l’analisi degli effetti del rinculo del fucile, sul tiratore sporti- vo”, 11-12.
  • G. Puddu, A. GioMbini e A. selvAnetti. 2000. “Rehabilitation of sport injuries”, Berlino Heidelberg New York: Springer-Verlag.